E ora il governo se la prende con i volontari. Democratica 25.07.2018

Dopo i migranti, i rom, i venditori ambulanti e i malati psichiatrici, mancava lo schiaffone in faccia ai volontari. E dire che sono in gran parte italiani (di quelli doc). E sono pure tanti, oltre 5 milioni nel nostro paese.

Il governo Salvini-Di Maio sta di fatto bloccando l’iter della riforma del Terzo Settore ormai giunta al suo ultimissimo tratto, dopo anni di discussione, confronto e dibattito con tutti i soggetti interessati, a prescindere dai colori politici di ognuno. Un bel calcio negli stinchi a oltre 340.000 associazioni (tra volontariato appunto, organizzazioni di promozione sociale, cooperative sociali, fondazioni e altro), che in Italia svolgono funzioni importantissime di welfare, promozione culturale, tutela ambientale, assistenza ai più deboli e tantissimo altro. Spesso al posto dello stato.

Proprio oggi il Forum nazionale del Terzo Settore ha scritto una lettera sul Corriere esprimendo grande preoccupazione per un rallentamento che rischia di mandare alle ortiche tutto il lavoro fatto. Non scordiamoci infatti che la riforma ha avuto almeno tre grandi meriti. Ha proposto una visione di sistema su un mondo molto frammentato e frastagliato, sia sul piano geografico che su quello delle funzioni svolte, che da anni aspettava un indirizzo univoco sul piano giuridico e fiscale da parte dello stato. Si arriva ad una definizione unica di “ente del terzo settore” e soprattutto si stabilisce una volta per tutte che il Terzo Settore non è più quel soggetto residuale a cui lo stato “concede” (bontà sua) di far fare alcune cose sotto il suo pressante controllo, ma è un soggetto che si muove su un piano di reciprocità e di scambio quasi alla pari con le istituzioni pubbliche. Come avviene in tutte le democrazie più avanzate del mondo.

E ora il governo se la prende con i volontari

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