Periferie, così il governo toglie i soldi ai Comuni. Democratica 5.09.2018

I patti si rispettano. Tanto più se a contrarli è lo Stato con 96 città italiane e quasi 20 milioni di cittadini. Perché questi sono i numeri dei progetti finanziati attraverso il bando periferie con 2,1 miliardi di euro nella precedente legislatura e che ora vengono messi in discussione dal Governo Salvini-Di Maio (a proposito: “l’avvocato del popolo italiano”, Giuseppe Conte, dove è finito? Qui si tratta di difendere progetti per un terzo della popolazione italiana e una sua parola sarebbe gradita). A rischio ci sono 1,6 miliardi di euro di finanziamenti destinati a 96 Comuni e Città metropolitane, che hanno messo in campo progetti che coinvolgono più territori per un totale di 326 comuni interessati.
Mezzo miliardo è già stato assegnato e speso per le prime 24 città della graduatoria del bando; ma tutto il resto no e ora potrebbe essere cancellato con un colpo di spugna, in barba alle aspettative e soprattutto alle convenzioni che i sindaci hanno firmato con la Presidenza del Consiglio. A lanciare l’allarme non è solo il Partito democratico, ma il plotone compatto dei primi cittadini dei comuni coinvolti, senza distinzione di parte politica. Ne abbiamo avuto una dimostrazione nell’audizione davanti alle commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera (richieste dal Pd, altrimenti manco li avrebbero chiamati i sindaci così come gli esperti di vaccini), dove il presidente di Anci, Antonio Decaro, è intervenuto accompagnato da una folta schiera di sindaci di tutti i colori politici.
Verremo inondati di una propaganda becera, diranno che hanno tolto quei soldi per far spendere gli avanzi di gestione delle Amministrazioni (ma quelli sono, semmai, soldi propri dei Comuni, non del governo centrale!); diranno che li dirotteranno verso aree del Paese che hanno più bisogno, ma non sanno che i progetti che erano stati finanziati erano destinati proprio alle aree di maggior disagio: quelle periferie dove degrado e incuria hanno fatto proliferare l’insicurezza e sono nate le tensioni sociali. Luoghi d’Italia dimenticati da decenni e tornati al centro delle politiche nazionali grazie alle scelte fatte dai governi Renzi-Gentiloni; luoghi dove operano associazioni, comitati civici, scuole, parrocchie, in cui spesso – per dirla con Renzo Piano, grande sostenitore di questa iniziativa – “una stazione di un autobus è già aggregazione sociale”.
Ora si rischia, sul serio, di veder spazzato via tutto dalla furia devastatrice del governo gialloverde. Qui non c’entrano le appartenenze politiche, ma il destino delle nostre città e del nostro Paese, il rispetto di accordi firmati dai sindaci con lo Stato. I patti si rispettano, su questo ci batteremo fino alla fine.

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