Ilva di Taranto, rabbia tra i 2.600 operai liquidati via web: “Punito chi ha difeso l’ambiente”. Repubblica 30.10.2018

L’idea del Comitato è che le scelte, reparto per reparto, siano state mirate. Via per almeno cinque anni gli operai rompi scatole, quelli scomodi, che non piacciono ai capireparto. Per questo non avrebbero ricevuto l’offerta di assunzione dalla nuova proprietà Am Investco buona parte degli animatori del Comitato, tra i quali Massimo Battista e Davide Panico, protagonisti delle battaglie dal 2012 fuori e dentro i cancelli della fabbrica ma anche della frattura con i sindacati, a partire dalla Fiom Cgil, di cui molti, a partire da Battista e Cataldo Ranieri (dopo la comunicazione della Cassa integrazione ha annunciato di voler accettare l’incentivo e lasciare per sempre lo stabilimento), hanno fatto parte in passato.
Ma a denunciare i metodi discrezionali dell’azienda, il non rispetto dei “criteri delle mansioni, professionalità, anzianità e carichi familiari,” utilizzando “criteri unilaterali al di fuori degli accordi”, sono anche i sindacati (Fim, Fiom, Uilm e Usb) che in una nota chiedono l’intervento del ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio quale garante per il rispetto di quegli accordi.

 

https://bari.repubblica.it/cronaca/2018/10/30/news/ilva_di_taranto_rabbia_tra_i_2_600_operai_liquidati_via_web-210376055/?fbclid=IwAR3AtPkh4qZK9uYDArJ0JIVdqX6O8Yc9hbqc12Zstzz_v1W2nnhZoRxh_7k

 

 

 

 

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